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Ambiente -
Un futuro di speranza per la mobilità e l'ambiente
(IPM) - 15/04/2008 - 

Roma anno 2008: una città che cresce raggiungendo quasi i 3 milioni di abitanti per una superficie di 1.285 kmq e che con i 300mila pendolari che ogni giorno si recano in città per lavorare ha un aumento della popolazione pari al 10,8 %.
Di questi pendolari, il 66% sono impiegati studenti e insegnati, il 17% operai e solo il 14% di tutti loro usa il mezzo pubblico. I dati vengono dalla ricerca del Censis “Pendolari d'Italia, scenari e strategie" presentata il mese scorso dal Ministero dei Trasporti.
Dato negativo all’interno della ricerca è lo scarso appeal dei mezzi di trasporto romani ed in particolar modo la ancora limitata estensione delle ferrovie suburbane che diramano per soli 188 km nella direzione della Capitale.
Il Censis rivela inoltre che “lo sviluppo dei servizi di trasporto collettivo non si e' mostrato finora al passo con la crescita della domanda di collegamenti fluidi per arrivare a scuola, all'università, sul posto di lavoro” e che troppo spesso si preferisce il mezzo privato per la “mancanza di una rete infrastrutturale capillare ed efficiente”. Per non parlare dei costi. Chi preferisce l'auto deve affrontare una spesa di 109,5 euro al mese, per il costo del carburante, a cui poi vanno aggiunti caselli autostradali se si arriva in città attraverso strade a pagamento. Una spesa che può arrivare fino a 2.265 euro l'anno. A capeggiare la lunga lista di lamentele nei confronti del mezzo collettivo invece troviamo la scarsa efficienza del servizio, un comfort carente, la poca pulizia e la mancata climatizzazione unita all’anzianità delle carrozze. Con queste credenziali è facile capire la scelta a vantaggio del mezzo privato
I numeri che ci vengono forniti da Ferrovie dello Stato illustrano però uno scenario in parte differente, con un aumento dei passeggeri nel 2007 con un incremento del 3,8 % rispetto al 2006. Una riduzione di 40mila spostamenti in auto in meno di un giorno e 37mila tonnellate in meno di CO2 immesse nell'atmosfera.
Il presidente dell'associazione pedoni, Vito de Russis denuncia, invece, come a Roma la situazione non sia proprio in miglioramento. Solo il 18,4 % degli spostamenti infatti, avvengono attraverso mezzo pubblico. I cittadini della capitale inoltre possono “vantare” di possedere 722 auto ogni 1000 abitanti, con l'immatricolazione, nel solo 2006, di 346mila autovetture. Tante quante ne sono state immatricolate in Austria.
La situazione è palesemente insostenibile e bisogna cominciare con un inversione di tendenza. Anche sotto il profilo del rispetto ambientale. Per questo Ferrovie dello Stato parla di una “riduzione, negli ultimi dieci anni, del 17% delle emissioni di gas rilasciate in atmosfera, in misura sensibilmente superiore a quella prevista per l'Italia dal protocollo di Kyoto”. Un esempio dell’impegno del gruppo verso l’ambiente è per esempio la riduzione delle polveri sottili emesse direttamente dalle locomotive diesel che dal 1996 al 2007 sono calate del 58%., mentre quelle di tipo indiretto, nello stesso arco di tempo, si sono ridotte del 86%.
C'è grande attenzione anche nei confronti dell'utilizzo d'acqua. E' noto infatti che tutte le operazioni di manutenzione dei treni vengono eseguite con grande consumo d'acqua, con una riduzione dal 2006 al 2007 del 9%. Ma non finisce qui, sempre secondo dati forniti da Fs, la produzione di rifiuti industriali, nel triennio 2003/2005, ha avuto una diminuzione del 15%. Oltre alle confortanti notizie che invece vengono dalla raccolta differenziata che ha visto Trenitalia riciclare il 92% dei rifiuti metallici e la totalità degli oli esausti, i quali vengono mandati a consorzi di recupero.
Questo quadro generale ci è servito per capire come la “strada ferrata” sia quella da seguire e l'unica in grado di conciliare i difficili bisogni dei nostri tempi, ai quali la macchina ed il trasporto privato non potranno mai dare un adeguata risposta. Per fa capire che questa via è l'unica sostenibile, Trenitalia ci ha fornito un ottimo prospetto con dati forniti da indagini scientifiche, le quali inequivocabilmente certificano la bontà delle vie su ferro. “Ogni passeggero che viaggia sulle ferrovie italiane produce il 76% in meno di gas serra rispetto a chi usa l'aereo e il 66% in meno rispetto a chi usa la strada. Secondo il V° rapporto “I costi ambientali e sociali della mobilità in Italia” le emissioni specifiche di gas serra prodotte dal trasporto merci su camion sono pari a 158 g/t x km, contro i 36 del treno. C'è quindi un'emissione minore pari al 77%. E' importante inoltre ricordare che un treno può trasportare le merci che vengono trasportate da 50 camion riducendo in maniera sostanziale anche il numero di torpedoni lungo le strade.
Anche sotto il profilo dell'innovazione, il Gruppo Ferrovie dello Stato non è rimasto indietro. Condivide con 28 partner internazionali il progetto “Railenergy” che punta ad abbassare i consumi energetici delle ferrovie del 6% entro il 2020. Contribuendo così alla riduzione delle emissioni di CO2 del materiale rotabile. Un ultima novità è rappresentata dal “Pvtrain”. Un progetto innovativo che ha ricevuto un premio al Best of the best life enviroment projects 2006-2007 per la virtuosa applicazione della tecnologia fotovoltaica sui treni. Si tratta di aver sperimentato l'uso di pannelli fotovoltaici sui treni atti alla ricarica degli accumulatori a bordo. Con questa tecnologia si potrebbe abbassare l'emissione di gas serra allungando del 20% la vita degli accumulatori, così da diminuire in maniera sostanziosa la produzione di rifiuti pericolosi.
Infine negli obiettivi del piano industriale 2007-2011 troviamo investimenti per 1000 nuovi treni del trasporto regionale, 2000 milioni di euro per i treni ad alta velocità e 400 milioni di euro per i treni a lunga e media percorrenza. Inoltre, la realizzazione di collegamenti riservati ai treni ad alta velocità entro il 2010 permetterà di liberare gli spazi sulle linee già esistenti, che saranno destinati a servizi ad alta frequenza e cargo merci.

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