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Turismo -
San Donato Val di Comino, cuore del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise
(IPM) - 30/01/2008 - 

La prossima primavera, con il risveglio della natura e le sue giornate non più troppo fredde permette interessanti gite “fuori porta”. La meta del nostro viaggio è San Donato Val di Comino (FR) ridente località di montagna (728 m slm) situata nel versante laziale del Parco Nazionale d’Abruzzo, al confine tra le due regioni e che nel 1994 ha ottenuto la “Bandiera Arancione”, marchio di qualità turistico ambientale per l'entroterra del Touring Club Italiano.
Le origini di San Donato risalgono all’anno 778, quando il Duca Ildebrando di Spoleto fece dono al Monastero di San Vincenzo al Volturno dell’”Ecclesiam Sancti Donati”. Possedimento benedettino fino al 1150, il paese passò nel 1270 ai Conti d’Aquino, ai quali si deve la realizzazione di imponenti mura di cinta intorno al Santuario. Dopo un breve periodo di floridezza economica e militare il paese si trovò, tra il 1400 ed il 1600, al centro delle lotte feudali tra Angioini ed Aragonesi per la successione al trono di Napoli. Dal 1595 il territorio passò alla famiglia Gallio che lo amministrò per oltre duecento anni. Nel 1806 l’invasione della Valle da parte delle truppe napoleoniche e la successiva abolizione del feudalesimo da parte dei francesi, legano la storia di San Donato e della Valle di Comino alle vicende che portarono all’Unità d’Italia.L’attuale denominazione di San Donato Val di Comino venne concessa con autorizzazione del Governo del Regno d’Italia il 14/12/1862.
Il paese può essere raggiunto con facilità utilizzando i mezzi pubblici in quanto è servito dai bus CoTraL della linea Cassino - Sora, linea che però non presta servizio nei giorni festivi. Questo non deve scoraggiare il visitatore in quanto il paese non è troppo distante da Roma e permette anche una visita di un solo giorno. Non esistono però collegamenti diretti da Roma ma occorre arrivare a Sora o a Cassino per prendere il bus. È molto più conveniente raggiungere Sora per la maggiore offerta di autobus diretti verso San Donato. Sora, famosa per aver dato i natali a Vittorio De Sica, può essere raggiunta in treno, dopo aver cambiato a Roccasecca, oppure direttamente in autobus, utilizzando collegamenti CoTraL in partenza dal capolinea di Anagnina. Il consiglio è di leggere attentamente gli orari in quanto alcune corse per Sora non percorrono l’autostrada bensì la Via Casilina,con conseguente allungamenti dei tempi di percorrenza. Inoltre gli orari dei bus da Sora a San Donato sono pensati per un’utenza prettamente locale e non sono in coincidenza con le corse da Roma. Mediamente occorrerà attendere circa un’ora, che può essere impiegata per fare una passeggiata per Sora. Per una gita a San Donato di una sola giornata una soluzione di viaggio potrebbe essere prendere il treno da Roma Termini alle ore 08.01 che arriva a Roccasecca alle ore 09.22. Pochi minuti di attesa ed alle ore 09.30 si prende il treno per Sora dove arriveremo alle 10.18. Si esce dalla stazione ed alle 10.30 si può partire per San Donato. I biglietti CoTraL possono essere acquistati in alcuni bar e tabaccherie situati nelle vicinanze della stazione,oppure, da Roma, si può acquistare il BIRG (Biglietto Integrato Regionale Giornaliero) da 7 zone che per tutta la giornata ci permetterà di utilizzare sia i collegamenti Trenitalia che quelli CoTraL. Dopo circa 1 ora di viaggio, superato il paese di Alvito,famoso per aver dato i natali all’ex Governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio,saremo in vista della nostra meta. Il nostro viaggio alla scoperta di San Donato Val di Comino può iniziare appena scesi dal bus, in Piazza IV Novembre: alla nostra sinistra troviamo la Villa Comunale, graziosa area verde adornata di maestosi lecci realizzata negli anni ’30 mentre alla nostra destra,dietro il distributore di carburante, troviamo la Chiesa dedicata alla Madonna del Carmine e S. Antonio (comunemente detta del “Convento”), di stile gotico ad un sola navata. Tale chiesa faceva parte del Convento dei Francescani, eretto e sovvenzionato dalla Famiglia Ricci ed intitolato alla SS. Concezione. Nel 1654 il Convento fu concesso ai Carmelitani della Congregazione di Mantova che vi rimasero fino al 1808, quando, a seguito dell’invasione delle truppe francesi, Gioacchino Murat confiscò i beni degli Enti Ecclesiastici costringendo i Carmelitani ad abbandonare il convento,che venne venduto all’asta ed acquistato dal Cav. Giovanni Tempesta. Nel 1870 la chiesa venne dedicata alla Madonna del Carmine e a S. Antonio e successivamente venne acquistata dalla Confraternita del Rosario, divenendo poi Parrocchia. Ritornati sulla Piazza, dando le spalle alla Chiesa, possiamo o visitare il vicino museo geologico oppure, riprendere il viaggio lungo Via Napoli, ammirando le facciate dei palazzi ricche di stucchi e decorazioni in stile liberty, che testimoniano l’espansione ottocentesca del rione Convento, ultimo coronologicamente a svilupparsi. Quasi a metà di Via Napoli, sulla destra, si apre l’ampia Piazza della Libertà, sede del mercato domenicale. Questa piazza, dagli abitanti del posto è comunemente detta di "San Matteo", forse perchè in essa un tempo si pagavano i tributi. Prendendo l’ampio viale in fondo alla piazza troviamo l’edificio scolastico: splendido esempio di razionalismo organico, unico nella Provincia di Frosinone, la cui costruzione fu iniziata negli anni Trenta per volere dell'allora Podestà, dottor Guido Massa, il quale affidò la progettazione dell'opera all'ingegner Giuseppe Romita, socialdemocratico e futuro Ministro dell'Interno, allora confinato a San Donato. Al fine di dare un ampio e decoroso accesso all'area venne demolita la fatiscente chiesa di San Giovanni Battista. Nei pressi dell’edifico scolastico troviamo il caratteristico Museo della Civiltà Contadina, che ci riporta alle antiche tradizioni popolari. Il viale alberato che si apre davanti a noi , come ricorda il monumento posto all’inizio di esso, è dedicato al Tenente Maurizio Simone, giovane paracadutista dell’aeronautica militare,Medaglia d’Oro “al valore aeronautico” che non esitò a scarificare la sua giovane vita per salvare quella di un giovane allievo, in difficoltà dopo un lancio non corretto. Dopo una breve sosta all’ombra degli alberi che costeggiano il viale possiamo tornare indietro sui nostri passi. Superato l’edificio scolastico, sulla destra, in cima ad una scalinata, si staglia la costruzione del nuovo municipio, dedicato ad Achille Gatti, esimio e famoso magistrato degli anni ’10. Davanti alla sede del municipio un grande torchio in pietra ci ricorda le antiche tradizioni contadine delle spremitura delle olive. Lungo il viale, invece, è impossibile non notare la curiosa fontana con il profilo dell’Italia. Realizzata sempre negli anni ’30 su disegno di Antonio Antonellis. Lungo il suo bordo troviamo indicati tutti i principali venti in quanto fino a pochi anni fa al centro della fontana esisteva un gallo segnavento, trafugato a seguito di atti vandalici. Usciti da Piazza della Libertà riprendiamo a destra Via Napoli, e dopo pochi metri si apre la Piazza Carlo Coletti, piazza principale del paese,dedicata al Cav Carlo Coletti, illustre sindaco di San Donato che in 25 anni di sindacato, tra il 1870 ed il 1893 realizzò numerose opere pubbliche come le strade per Alvito e Gallinaro e l’acquedotto. Inoltre fece costruire sull’allora torrente che tagliava in due il paese un largo ponte, dove ora sorge la piazza, dominata dal Monumento ai Caduti delle due guerre. Sulla facciata del palazzo davanti a noi spicca una meridiana: realizzata nel 1891 a Napoli, su disegno donato al Comune di San Donato dall’Ing Gaetano Musilli, è costruita con una colata di piombo fuso su marmo. Le ore indicate vanno dalle 7.30 antimeridiane alle ore 4.30 pomeridiane. Ognuna di esse è divisa in 5 minuti primi. Oltre alle ore la meridiana fornisce,con le linee di declinazione, la traiettoria del moto diurno del sole durante i vari periodi dell’anno, come equinozi e solstizi, mediante l’ombra della piastrina rotonda forata posta sullo stilo. Inoltre, con la forma di un otto allungato (la c.d. “lemniscata”) indica il tempo medio del mezzodì di Roma che è diverso da quello di San Donato. Con le ore indicate alle estremità delle linee diurne, infine, dà il sorgere ed il calar del sole in riferimento alle date delle singole linee. Completano questo capolavoro della tecnica le coordinate geografiche di San Donato Val di Comino: latitudine nord 41°42’;longitudine est rispetto al meridiano di Roma 21’.
A questo punto, qualora volessimo fare una breve sosta per un caffé o un aperitivo, prima di ripartire abbiamo solo l’imbarazzo della scelta potendo scegliere uno dei tre bar che si affacciano sulla piazza. Il consiglio, se il tempo lo permette, è di sedersi al tavolino e di godersi la tranquillità del paese. Ripartiamo dando le spalle al monumento, superiamo un breve viale alberato ad arriviamo in un grande slargo denominato Piazza Tempesta. Prendiamo la ripida strada sulla destra e dopo una breve camminata arriviamo in un altro angolo caratteristico del paese: Largo Lago. La località prende nome dall’esistenza in tempi passati di un laghetto artificiale, che raccoglieva le acque piovane che erano utilizzate per azionare il mulino sito nella località Mole, nei pressi dell’attuale municipio. La conferma della presenza del “lago” si è avuta dai vecchi registri parrocchiali in cui è annotata la morte di alcuni adolescenti per annegamento. Scendiamo da Largo Lago e a metà discesa,invece di ridiscendere in Piazza Tempesta proseguiamo per la strada che ci si apre davanti: siamo in Via Belfiore, anticamente denominata Via Taverna per la presenza un tempo di un posto di ristoro di proprietà dal Comune. Sebbene oggi la strada ci appare come un poco frequentato vicolo del paese dobbiamo pensare che in passato questa strada era un importante luogo di transito,immettendo nell’antica strada Marsicana, che collegava il Lazio con l’Abruzzo:pastori, mulattieri e viandanti sono transitati per questa strada, ma anche numeroso bande di briganti che fino all’unità d’Italia infestavano il basso Lazio e l’Italia Meridionale: al più famosa di esse fu quella di Marco Sciarra, il terrore dell’Italia centro-meridionale che dopo aver saccheggiato molti centri decise di fermarsi in San Donato prima di riprendere la via dell’abruzzo, seguito, oltre che dalla sua banda, dal sandonatese Bernardino Cocuzzo, soprannominato “Mancino”, uomo senza scrupoli di cui non si è mai saputa la fine. Siamo in uno dei tanti luoghi senza tempo,dove storia e leggenda si fondono. Sembra anche di sentire i passi del postino di Pescasseroli che per due volte alla settimana percorreva questa strada per recare missive ai vari mulattieri abruzzesi che rifornivano di legna e carbone l’Abruzzo. I boschi che oggi vediamo rigogliosi lungo le pendici delle montagne, fino agli anni ’50 erano infatti una delle risorse del paese, fornendo abbondante legna. I rintocchi dell’orologio ci avvertono che è quasi ora di pranzo. Come in molti posti di montagna si pranza relativamente presto, verso le 13 potrete già vedere il paese praticamente deserto. Se per pranzo vogliamo assaggiare qualche prodotto tipico,come ad esempio “Gnuocc’ e fagioli” (pasta e fagioli) oppure lo spezzatino con le cipolle possiamo scegliere tra le due trattorie presenti in paese: “Capolavalle” in Piazza Carlo Coletti 3 (tel 0776-508149) oppure “Fernando” in Via Belfiore 1 (tel. 0776-508159). In entrambe troverete una cucina genuina,un’atmosfera familiare e prezzi non eccessivamente elevati.
Dopo pranzo, per digerire, riprendiamo il cammino, lasciando alla nostra destra il Monumento ai caduti e proseguendo verso sinistra seguiamo la strada principale,ora denominata Via Piave. La strada è un grazioso viale alberato, ornato di Platani, ma è anche il collegamento con il passo di Forza D’Acero e l’Abruzzo: il traffico non è elevatissimo, ma.,non esistendo un vero e proprio marciapiede occorre prestare attenzione alle automobili in transito. Dopo circa un centinaio di metri, sulla sinistra, si apre una magnifica veduta sulla valle di Comino. Se volete fermarvi ad osservare il panorama il consiglio è di utilizzare i terrazzini recentemente realizzati dal comune proprio lungo la Via Piave al fine di evitare la sosta dei pedoni lungo la strada. Proseguendo il cammino lungo la leggera salita, dopo aver superato una fontana con abbeveratoio (che trovate sulla sinistra) vedrete davanti a voi un bivio ed una croce. Prendete la strada alla vostra destra e vi troverete nel rione Colle, nuovamente nel centro storico, con la chiesetta dedicata a San Rocco, molto venerato dagli abitanti del rione. Superate Porta Colle e potete scegliere due itinerari nel centro storico: prendendo la scalinata alla vostra sinistra, dopo aver attraversato Porta Castello, vi addentrerete all’interno di “cannesse” , il cuore dell’antico borgo medioevale fino ad arrivare in Largo San Donato, davanti al Santuario dedicato a San Donato Vescovo e Martire. Il Santuario nasce con molta probabilità nei decenni successivi al martirio di Donato Vescovo d'Arezzo (7 agosto del 304) In origine il Santuario fu edificato come piccola abbazia benedettina dipendente da Monte Cassino: il più antico documento in cui viene citato è del 778 d.C. , anno in cui Ildebrando duca di Spoleto donava la chiesa ed il territorio di San Donato al Monastero di San Vincenzo Al Volturno. Ancora oggi , in virtù di questa primitiva origine, il parroco conserva il titolo onorifico di Abate. Della primitiva "aecclesia" non rimangono però tracce, in quanto successive modifiche e costruzioni hanno portato all’odierno Santuario, realizzato in economia dagli abitanti del Rione Castello a partire dal XVI secolo. Le ricche decorazioni che adornano la Chiesa furono realizzate dagli architetti Mastroianni di Roma e da Cristoforo Buzzalini e Clemente Forzaretti di Milano nel 1780 circa. La particolare venerazione del Santo è la conferma dell'antico legame che univa il "Castrum Sancti Donati" con le terre d'Umbria e di Toscana e che continua, dopo l'anno Mille, con donazioni in feudo tra Capua ed Arezzo. Dietro al santuario, nel punto più alto del paese, si trova la torre, simbolo antico di San Donato,costruita agli inizi del 1200, quando i bellicosi Conti d’Aquino divennero feudatari della Val di Comino. Essa è esterna al Castrum, quindi isolata dalle restanti abitazioni dell'antico castello. La collocazione, la mole, la struttura interna, la posizione dei punti di osservazione ne fanno un organismo autonomo ed autosufficiente utile per garantire la “guardia” al Passo di Forca d’Acero e una sicura difesa per il notabile del “Castrum” in caso di attacco nemico. La forma è quadrata (dimensioni: metri 5.40x5.40x12 di altezza), non vi sono porte di entrata e questo fa presumere che l’accesso avvenisse attraverso una finestra esposta a Sud, posta quasi alla sommità della Torre, per mezzo di scale o corde. La camminata per raggiungere il santuario e successivamente la torre non è molto impegnativa, ma considerate sempre che c’è da affrontare una discreta scalinata e che il tempo non gioca molto a vostro favore in quanto l’ultimo autobus utile per raggiungere Sora in tempo per prendere poi la coincidenza per Roma è alle ore 17. L’itinerario alternativo, da Piazza Colle, è di proseguire lungo la strada, dando le spalle alla Porta Colle. Si scende verso la Piazza lungo la Via orologio. Pochi metri e si incontra l’omonima Porta Orologio (Porta a Greco) Costruita probabilmente nel XIII secolo, spostando verso il basso l'accesso alla cittadella fortificata (Castrum). L'antica porta è ancor oggi visibile a destra dell'ingresso principale costruito intorno al Seicento. Assieme alla Porta del Colle, risponde alle nuove esigenze di difesa e di espansione del paese. Perché man mano che dal Medio Evo la popolazione cresceva, le nuove abitazioni si attestavano immediatamente lungo le preesistenti mura. Esse venivano costruite in modo tale da costituire un'altra cinta di difesa, come gli anelli annuali degli alberi. Ancora oggi, nonostante le modificazioni avvenute nel corso del tempo è possibile leggere le diverse cerchie murarie che costituiscono il nucleo originario. Poco sopra la porta, sul lato esterno, dal 1923 un orologio elettrico scandisce il tempo in San Donato. Al termine di Via Orologio ci troviamo in Piazza Municipio. Le sale dell’antico municipio oggi ospitano interessanti mostre d’arte di livello internazionale, offrendo spunti sia agli addetti ai lavori che ai più giovani, ai quali è data la possibilità di scoprire le opere di quei grandi artisti finora custodite gelosamente nei musei. Hanno trovato giusta collocazione le opere di Kandinsky, Picasso, De Chirico, Guttuso, Merz, Fiume, Matta, Mazzacurati, Omiccioli, Vespignani, Maccari, Schifano, Boetti, Castellani, Pistoletto, Fabro, Kounellis e tanti altri. La direzione è a cura di Anna Cautilli, mentre lo spirito che anima queste importanti mostre, inteso nella sua accezione di progettualità, è inteso come un viaggio dell'occhio visionario attraverso il tempo più recente fra tutte le valenze di relazioni linguistiche: un percorso visivo che attraversa i modelli operatici ed estetici dei grandi maestri. Se abbiamo ancora tempo, prima di scendere in Piazza Carlo Coletti, possiamo prendere la strada alla nostra sinistra: Via Duomo Al termine di essa si apre Piazza Giustino Quadrari dominata da un lato dall’omonimo palazzo e dal Duomo, dedicato a Santa Maria e San Marcello Papa. Le origini del Duomo si perdono nel Medio Evo quando il paese si estese a Valle. É nel Settecento, grazie ad un diffuso benessere, che la chiesa viene ampliata: la pianta diventa basilicale, la facciata viene limitata da lesene e colonne addossate ed il timpano mistilineo, sulla fascia centrale, viene raccordato alle ali da due volute. Inoltre la facciata viene impreziosita da decorazioni che evidenziano uno stile barocco, sobrio ed elegante All’interno della Chiesa troviamo un artistico coro già lodato dal Vescovo Colaianni nella sua visita pastorale del 1800 ed un pregiato organo a canne realizzato da Cesare II Catarinozzi, soprannominato lo “Stradivari dell’organo”. Proprio in virtù di ciò, ed anche dell’ottima acustica, nel Duomo vengono spesso ospitati concerti di musica classica e sinfonica. Nella navata di destra troviamo il busto marmoreo che l’amministrazione Comunale di San Donato dedicò nel 1873 a Giustino Quadrari (1802 -1871) , una delle personalità più valenti e stimati della Napoli borbonica, professore di Diritto Canonico e di Storia delle Religioni all’università di Napoli e traduttore dei “Papiri Ercolanensi” visse gli ultimi anni della sua vita proprio in San Donato, nel palazzo posto alla destra del Duomo. Sotto l’altare maggiore, in un’urna di vetro, viene invece custodito il corpo di Santa Costanza, una martire delle prime persecuzioni cristiane che l’agiografia vuole uccisa con un colpo di spada alla gola. Sepolta a Roma nelle catacombe di San Callisto, nel 1756 i suoi resti vennero traslati nel Duomo. Da allora, l’ultima domenica di agosto di ogni anno, i sandonatesi festeggiano Santa Costanza con una solenne processione e con un tradizionale mercatino “dei cocci e delle cipolle”. Tale mercatino un tempo, rappresentava l’occasione per acquistare oggetti per il lungo inverno come le “p’gnate” (tegami ed anfore di coccio) o la “n’zerta” (treccia) di cipolle. Ai bambini veniva generalmente regalato, per S. Costanza “gl car’siegl’ ” ovvero il classico salvadanaio di coccio che secondo tradizione doveva essere rotto in concomitanza con la festa. Con il denaro risparmiato i maschietti compravano fischietti e giocattoli di coccio, mentre le femminucce compravano le “cucc'téll”: giocattoli sempre in coccio che riproducevano le miniature di pignatte, tegami e quant'altro utilizzato normalmente in cucina. Con la somma rimanente veniva infine acquistato un nuovo salvadanaio che veniva riempito nuovamente fino alla successiva festa. Il nostro viaggio per San Donato volge ormai al termine,usciamo dal Duomo, riprendiamo Via Duomo, arriviamo in Piazza Municipio e svoltiamo a sinistra per Via Orologio. Siamo nuovamente ritornati in piazza Carlo Coletti. Per riprendere l’autobus dobbiamo però ritornare in Piazza IV Novembre. Per fare un’ultima passeggiata tra gli antichi vicoli di San Donato invece di ripercorrere tutta Via Napoli scendiamo per la seconda strada a destra, denominata Via Maggiore. Siamo nel rione Portella, così chiamato in quanto anticamente era "la porta"che dalle campagne limitrofe conduceva direttamente nel rione Capolavalle (l’attuale Piazza Carlo Coletti) all’Abruzzo attraverso l’attuale Via Befliore ed al Castello Ai lati della strada fanno bella mostra palazzetti con cortile interno,portali ornati con artistiche chiavi di volta, cornicioni aggettanti e balconi. Conosciuta anche come la "via dei signori", era abitata dalla borghesia settecentesca e dai mercanti, che vi aprivano le loro botteghe. A metà strada, il Vicolo Rua ricorda la presenza di una guarnizione di francesi che,nel 1799, controllava l’ingresso al paese. In Via Maggiore,poco distante da Vicolo Rua, troviamo anche una pietra detta di “San Bernardino” o “pietra dello scandalo dove sedeva il debitore insolvente. Fin dai tempi più antichi era abitudine, per ogni cittadino che vantasse un credito, o provare a recuperarlo grazie alla “Pitt’ma”, persona pagata per tormentare il debitore ricordandogli di restituire il dovuto, oppure costringerlo al pubblico ludibrio: sedendosi per alcune ore (a seconda della consistenza della somma) sulla c.d “pietra di San Bernardino” il debitore insolvente ammetteva il proprio fallimento. Via Maggiore termina con una scalinata. Prima di essa prendiamo la strada alla nostra sinistra che ci riporterà in Via Roma e quindi in P.za IV Novembre. Una via alternativa per scendere a valle è Corso Mazzini, ovvero la strada in discesa che inizia da Piazza Carlo Coletti quasi di fronte al monumento ai caduti: la caratteristica di questa strada è quella di costeggiare l’antico letto del torrente che scendeva da Forca D’Acero: arditi ponti in pietra scavalcano il vallone e permettono l’accesso alle case. Oggi l’antico torrente non esiste più:la sua portata si è notevolmente ridotta a causa della mancanza di sorgenti e gran parte dell’antico letto è utilizzato, nei mesi estivi, come parcheggio. Arrivati alla fine di Corso Mazzini svoltiamo a sinistra per Via Roma e risaliamo verso P.za IV Novembre (in alternativa è possibile proseguire a destra lungo Via Roma dove davanti alla scuola Media esiste un’altra fermata) La fermata del bus, che si effettua proprio all’inizio di Via Roma, quasi di fronte il distributore di carburante, non è segnalata, conviene perciò aspettare l’autobus un poco più in avanti, accanto alle scalette di accesso alla villa comunale. Il nostro viaggio è terminato: scesi dal bus a Sora, alle ore 19 non resta che prendere la corsa CoTraL per Roma.

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