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Editoriale -
Roma e l'Europa, confronto difficile
(IPM) - 21/07/2007 - 

Non è sufficiente lo spacchettamento o la privatizzazione dei servizi di trasporto per poter traghettare la città in uno scenario più europeo, anzi, non è affatto lo status giuridico che viene assegnato alla mobilità, che europeizza il settore. Lo è piuttosto la capacità di gestire un sistema a rete, di soddisfare l’utenza e di offrire realmente un servizio a disposizione della collettività.
A Roma si gira bene con i mezzi pubblici, il servizio è capillare, esteso, puoi salirci a bordo ovunque ti trovi e dovunque tu voglia andare. Non è fantascienza, nè un ragionamento folle, la realtà dei fatti è questa. Verificate voi stessi provando a programmare un percorso e a studiare cambi e coincidenze. Rimarrete sorpresi, perché nel peggiore dei casi risulterà qualche cambio o poche centinaia di metri da percorrere a piedi per raggiungere la meta, ma alla fine il bus, a Roma abbiamo ormai solo quello, la metro o le ferrovie, vi porteranno sempre a destinazione. Anche nei posti più strani o sconosciuti.
Insomma, abbiamo una rete capillare, fin troppo, e con la possibilità di facili interscambi.
Questa è la realtà sulla carta, che risulta consultando le mappe, elaborando i percorsi attraverso i vari siti internet, o semplicemente chiedendo ai box informazioni come muoversi da un punto all'altro. Quasi un vanto per Roma, che sotto questo punto di vista è molto europea, anzi, come struttura del servizio è anche più avanti di tante altre capitali d’Europa.
La nostra cara città non ha caratteristiche urbane e storiografiche ideali per il trasporto pubblico, è una città complessa e disordinata, particolare, con esigenze troppo diversificate e con caratteristiche stradali eredità di secoli e millenni di storia. Caratteristiche che fanno in modo che il servizio di trasporto pubblico non sia impeccabile.
Il dramma infatti si manifesta quando sperimenti sul campo la realtà del trasporto pubblico della Capitale. A questa praticità su carta che abbiamo visto così piacevole, si affianca infatti la quotidianità di un servizio attanagliato dal traffico, bloccato dai disagi, deteriorato dall'affollamento e dalla sporcizia e penalizzato da un’imperante e preoccupante inciviltà. Se sotto un aspetto il trasporto romano è all'avanguardia, per mille altre caratteristiche siamo pienamente nel terzo mondo.
Mezzi pubblici perennemente in ritardo che non ti garantiscono coincidenze e non ti permettono di programmare e rispettare orari e appuntamenti e ti rubano ogni giorno minuti di vita preziosi e difficilmente recuperabili. E a nulla servono palliativi ipertecnologici, che il più delle volte rischiano di ottenere un effetto opposto, non quello di informare e agevolare l'utenza, ma di esasperarne ulteriormente la pazienza, specie quando vedi che il tuo prossimo autobus transiterà dopo troppe decine di minuti di attesa. Inoltre si viaggia su mezzi sempre affollati, non perchè i romani amino in modo particolare il bus, e lo dimostra infatti la presenza costante di un traffico veicolare destinato anno per anno a crescere, ma gremiti a causa unicamente dell'irregolarità del servizio. Al primo autobus che passa infatti scatta l'assalto alla diligenza, e chi è pendolare sa bene a cosa ci si riferisce. Una situazione questa che disaffeziona e rende il trasporto pubblico poco appetibile all’utente occasionale, che preferisce il mezzo privato innescando un circolo vizioso di traffico che deteriora ulteriormente il servizio e la qualità della vita in città.
Le cause però non devono essere cercate unicamente all’interno delle aziende della mobilità. Molte delle colpe dipendono anche dall’inciviltà di una parte dei romani, quelli che sul mezzo pubblico si sentono molto “furbetti del quartierino” e allo stesso tempo i padroni di casa. E quindi se possono, sfruttando la mancanza di controlli, viaggiano gratis, sporcano e imbrattano le vetture e per passare il tempo compiono anche qualche atto vandalico sia a bordo che in fermata, bivaccano negli spazi di passaggio fermandosi, anche se la vettura è vuota, sulle porte o accalcandosi a ridosso delle obliteratrici e per finire sono i primi a lamentarsi che tutto non funziona a dovere. Azioni che esasperano e danneggiano ulteriormente i romani “per bene” che rispettano le regole. Per non parlare del rispetto delle corsie preferenziali, considerata zona franca di sosta con le quattro frecce e ultimamente più campo di scontro politico che una forte necessità per i cittadini e il servizio.
Se ci spostiamo invece oltre confine nelle grandi metropoli europee, escludiamo le italiane perché i mali di Roma sono comuni a tutte le città dello stivale, il mezzo pubblico è trattato con grande rispetto ed attenzione. Il cittadino che sale a bordo sa quali sono le regole, i diritti e i doveri, rispettandone le norme di uso e di civile convivenza. E allo stesso modo le conosce chi lo incrocia per strada, rispettandone le precedenze, parola ignota in Italia, le corsie preferenziali, da noi vistoe appunto come sinonimo di parcheggio con le quattro frecce.
Siamo in Europa dal punto di vista economico e politico, ma abbiamo ancora tantissimo da imparare nel settore della mobilità. In primis sul corretto uso e il rispetto del trasporto pubblico e nella pianificazione della rete per rispondere alle esigenze del territorio, soprattutto adesso che con la liberalizzazione, le aziende devono rispettare piani d’impresa e deficit ancora troppo gravosi.
Innovazione, progresso, ma soprattutto grande attenzione verso gli esempi che provengono oltre confine, per un vero ed efficace potenziamento di un servizio. Pubblico ma allo stesso tempo sociale.

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