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Trasporti -
Rinasce la Civitavecchia-Capranica-Orte grazie al piano della Regione Lazio
(IPM) - 20/10/2008 - 

Con l’approvazione da parte dell’Unione Europea del piano presentato dalla Direzione Trasporti della Regione Lazio entra nella fase operativa il progetto di riattivazione della Ferrovia Civitavecchia – Capranica – Orte inserita nel quadro generale di sviluppo delle Reti Transanazionali
Europee. Lo studio prevede una spesa di due milioni di Euro per la realizzazione degli studi
preliminare e del progetto definitivo che sarà pronto in 24 mesi. Un milione di
Euro verranno stanziati direttamente dall’Unione Europea, 600 mila dalla Regione Lazio, 200 mila Euro saranno stanziati dall'Autorità Portuale di Civitavecchia, mentre altri 200 mila Euro dall’
Interporto Centro Italia di Orte SpA.
Sembra così giungere al termine la travagliata vicenda di questa linea ferroviaria, progettata alla fine del 1800, quando con l’Unità d’Italia si sentiva la necessità di realizzare un collegamento trasversale tra il Tirreno e l’Adriatico. L’apertura del primo tratto da Capranica, posta sulla linea Roma – Viterbo, a Ronciglione avviene nel 1894, allo scopo di sfruttare le allora fiorenti miniere di ferro della zona. Il progetto della trasversale fu però ben presto accantonato, per essere ripreso solo nel 1919. Si dovranno attendere però ancora 10 anni per vedere completata l’intera linea da Civitavecchia ad Orte. La ferrovia, lunga 85Km, con una pendenza massima del 25‰ e raggi di curvatura minimi di 300 metri nasce già vecchia con degli standard già abbondantemente superati anche all'epoca. Il percorso tortuoso, l'eccessiva distanza di molte stazioni dai centri abitati e le basse velocità penalizzarono fin da subito il traffico passeggeri e merci. Nel 1936 le FS iniziarono i lavori di elettrificazione della linea iniziando nel 1936 dalla tratta Civitavecchia – Aurelia, la più vivace in quanto a traffico per la presenza di uno stabilimento per la lavorazione dell’alluminio sia per la presenza di un’importante caserma. Lo scoppio della seconda guerra mondiale bloccò i lavori che al termine delle ostilità, riparati i danni bellici, non vennero più ripresi. Nell’inverno del 1961, uno smottamento di terreno provocò l’interruzione della linea tra Capranica e Civitavecchia, restando attivo un discreto servizio lungo la tratta a monte verso Orte. Quando ormai la ferrovia sembrava essere dimenticata da tutti ecco un colpo di scena improvviso ed inaspettato: il programma integrativo delle FS, approvato con la legge 12/02/81 n.17, prevedeva il potenziamento degli itinerari alternativi, tra i quali anche il ripristino dell'esercizio nel tratto Civitavecchia - Capranica attraverso la ristrutturazione ed il potenziamento dell'intera linea Civitavecchia - Orte.
I lavori iniziarono nel 1986, con uno stanziamento di oltre 200 miliardi di lire e riguardarono soltanto la sistemazione della sede ferroviaria, del consolidamento delle gallerie e dei ponti nella sola tratta tra Capranica e Mole del Mignone, escludendo la tratta successiva verso il mare.
Nel 1993, nonostante gli interventi, i lavori vennero terminati per non essere più ripresi, mentre un anno dopo verrà sospesa anche la circolazione sulla tratta Orte – Caprinica.
Nel 2005 infine nel corso di un convegno, RFI ribadì ancora lo scarso interesse verso la linea, giudicata per nulla funzionale ad un ipotetico traffico merci anche per via delle elevate pendenze. Ma come nei migliori thriller il colpo di scena è sempre in agguato. La Regione Lazio, nell'aprile 2006, dopo la rinuncia da parte di RFI alla proprietà della linea, firmò un protocollo d’intesa per ottenere in affidamento la gestione del sedime della Orte - Civitavecchia.
"Dopo numerosi colloqui avuti con i vertici di RFI – spiegò l’allora assessore ai trasporti della Regione Lazio Ciani - si è rilevato che da parte di Rete Ferroviaria Italiana non c’era la volontà di riattivare la Orte - Civitavecchia per mancanza di condizioni economiche favorevoli. La Orte - Civitavecchia, assume, invece, un valore fondamentale per i progetti dell’Amministrazione Regionale. Sarà importante per lo sviluppo di tutta la zona, sia per il traffico delle merci dal porto di Civitavecchia fino all’interporto di Orte, e sia per l’utilizzo da parte del turismo crocieristico". Stando agli attuali progetti la linea Civitavecchia – Orte favorirà la connessione con l'asse europeo 1 Berlino - Brennero - Palermo, oltre ad incentivare l'utilizzo delle cosiddette "autostrade del mare" collegando il porto di Civitavecchia sul mar Tirreno allo scalo marittimo di Falconara sull'Adriatico.
Un progetto che è giunto a compimento ai giorni nostri. "Un traguardo molto importante – ha spiegato l'attuale assessore alla Mobilità - Franco Dalia – strategico per l'intero territorio regionale. Con l'aumento dei collegamenti crescono le opportunità di sviluppo, in particolare per la provincia di Viterbo, per il Porto di Civitavecchia e per l'Interporto di Orte".
Grande soddisfazione è stata espressa anche da parte della Direzione Regionale Trasporti, per la quale “si tratta di un nuovo passo in avanti verso il ripristino di un collegamento ferroviario che si attende da tempo”.
”Quella che noi consideravamo una priorità – ha spiegato Arcangela Galluzzo, Direttore Regionale – ha trovato nella Commissione europea un giusto riconoscimento. Si conferma così la bontà, ma soprattutto l'utilità della nostra intuizione".
Il futuro che attende la Orte – Civitavecchia sembra però essere quasi esclusivamente quello di una linea merci o per trasporto passeggeri a lunga percorrenza. Relativamente al potenziale turistico offerto dalla linea, sebbene attraversi zone ancora impervie ed incontaminate, paga l’eccessiva distanza dai centri abitati.
La Civtavecchia - Caprinica - Orte potrebbe quindi ripercorrere la fortunata strada della ferrovia della Val Venosta Merano – Malles in Alto Adige. Un ramo secco fatto rifiorire dagli enti locali.
È ancora troppo presto per trarre conclusioni, con un progetto fermo ancora alle fasi preliminari che si concluderanno tra circa due anni. In tempo per le prossime elezioni regionali, quando eventuali cambiamenti politici potrebbero portare a ripensare l’intera opera.

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