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Editoriale -
Il nuovo assest societario del tpl nella Capitale, la fine dello "spezzatino romano"
(IPM) - 25/04/2007 - 

Nel campo della mobilità e del trasporto pubblico negli anni passati è stato adottato per la Capitale un modello molto particolare che possiamo tranquillamente definire "spezzatino romano", probabilmente ispirato alla gustosa tradizione culinaria laziale.
Nel 1992, con l'applicazione delle norme relative alla riforma delle autonomie locali, l'Atac e il Cotral, eredi di una pluridecennale tradizione di trasporto pubblico a Roma e nel Lazio, avviarono un processo di risanamento attraverso la trasformazione delle stesse da aziende a controllo pubblico in società dotate di propria personalità giuridica, pur rimanendo sotto pieno controllo delle amministrazioni locali.
Grazie anche ad un forte intervento di integrazione con le Ferrovie dello Stato, impegnate negli stessi anni ad una grande trasformazione al proprio interno inoltre prende forma il consorzio Metrebus, un unico sistema tariffario a servizio di Roma e del Lazio con il compito di unificare ed agevolare la tarriffazione e quindi la mobilità territoriale. Si assiste quindi ad un primo passo verso la realizzazione di un sistema di trasporti unificato ed integrato attraverso un sistema di tipo consortile capace di garantire un panorama di mobilità stabile e funzionale. Uno scenario purtroppo destinato a durare ben poco.
Nel giro di pochi anni con l'avvento del nuovo millennio anche nella Capitale viene intrapresa la tanto discussa strada della differenziazione tra il titolare dell'infrastruttura, la società affidataria, e le aziende esercenti. Si assiste così alla scissione delle allora Atac e Cotral in una molteplicità di aziende e società con ruoli, compiti e finalità differenti tra loro, ma necessariamente integrate a sistema.
Nasce così la nuova ATAC, l'Agenzia Trasporti Autoferrotranviari del Comune di Roma, società per azioni a capitale interamente comunale, che acquisisce patrimonio, mezzi e infrastrutture e si pone nel panorama del trasporto pubblico anche come affidatario, per conto del Campidoglio, dellla rete di tpl romano.
Contemporaneamente da una costola della vecchia Atac, nasce Trambus, società sempre a capitale comunale, con il compito di gestire il trasporto pubblico di superficie e traghettare la rete romana verso la gara del trasporto pubblico.
Negli stessi anni, anche a livello regionale avvengono grandi manovre. Il Cotral, erede della storica tradizione ferroviaria e automobilistica della Stefer, viene smembrata in Linee Laziali, con competenza sulle autolinee regionali e che negli anni successivi riacquisterà il suo vecchio nome Cotral passando sotto competenza della Regione, e in Metropolitana di Roma, anche questa società a capitale comunale, che eredita l'esercizio delle due linee di metropolitana e delle tre ferrovie concesse regionali.
Prende definitivamente forma lo "spezzatino". A questo si aggiunge l'affidamento di alcune linee urbane e periferiche ad altri gestori, Sita e successivamente Tevere tpl e la presenza di Sta per la gestione della sosta e del traffico urbano.
Il succulento piatto del trasporto pubblico, definito da più parti "modello romano", è completo, con la suddivisione per comparti e l'assegnazione di ogni settore ad una società di competenza, con ben 6 società in campo.
L'operazione si completa nel 2005 con la fusione dell'Atac con la Sta e la realizzazione così di una nuova macrostruttura che conquista il completo controllo delle infrastrutture e dei mezzi, della mobilità pubblica, privata e della sosta.
A differenza di tante altre città italiane, dove titolari delle infrastrutture e concessionari spesso coincidono o rimangono all'interno di una grande holding che mantiene anche l'esercizio con una razionalizzazione dei costi e della gestione, il modello romano ha permesso la crescita di un panorama eterogeneo, con un sistema di mobilità tenuto in piedi unicamente dalle ceneri del consorzio Metrebus, formalmente vivo come nome, ma non come struttura, e all'interno della quale, per interessi delle varie aziende, non è mai stata portata a termine l'integrazione tariffaria.
Una delle difficoltà romane è rappresentata anche dalle competenze che spesso si intrecciano, in particolar modo tra il Comune di Roma e la Regione Lazio, con sottilissimi conflitti di responsabilità nella gestione e nell'esercizio soprattutto riguardo le tre ferrovie concesse regionali in gestione a Metropolitane di Roma, società di proprietà del comune di Roma.
Su queste premesse, il 24 aprile scorso il Campidoglio ha acellerato il passo per il riordono del sistema di trasporto pubblico, presentando il bando di selezione per identificare la società che dovrà valutare e proporre le soluzioni più idonee ad un riassetto del comparto della mobilità. In particolar modo valutando le potenzialità e gli aspetti industriali di Atac, Metro e Trambus, dando termine alle difficoltà di gestione determinate dai troppi attori in gara.
Lo scenario futuro indubbiamente ha buone probabilità di rivedere nascere, come l'araba fenice dalle sue stesse ceneri, l'Atac ante-spezzatino, un unico protagonista del trasporto locale e metropolitano.
Prevedibili quindi una serie di manovre, con le quali il Comune di Roma, attuale proprietario di Atac, assorbirebbe a costo zero parte dei compiti e tutte le proprietà e il patrimonio del'attuale agenzia comunale, diventando, attraverso i propri dipartimenti, proprietario dei mezzi e delle infrastrutture.
Rinascerebbe a seguire un'ennesima nuova società municipale di trasporto, a distanza di quasi un secolo dalla nascita della prima municipalizzata, che prenderebbe in carico l'esercizio del trasporto su gomma e su ferro attraverso la fusione di Atac con Trambus e con Metropolitana di Roma e mantenendo comunque le competenze sulla mobilità privata e la sosta.
Una manovra complessa che comporterebbe un notevole risparmio per le casse comunali, un appianemento dei deficit societari grazie agli attivi maturati negli anni dalle società concessionarie esercenti e consentendo al Comune di indire direttamente un'eventuale gara di affidamento del Tpl secondo le normative europee, anche se è più probabile che venga applicato, come accaduto recentemente, l'affidamento in house alla nuova realtà di trasporto.
Una nota a parte potrebbe riguardare la fusione di Metropolitane di Roma, che potrebbe vedere assorbite nella nuova macrostruttura municipalizzata unicamente le competenze delle linee metropolitane, attuali e future, e della Roma-Lido, prossima a passare sotto il controllo del Campidoglio. Allo stesso tempo, il Comune stesso, attraverso questa nuova macrostruttura, potrebbe entrare con un'ulteriore quota nel project financing della futura linea D, blindando ulteriorimente la partecipazione del Campidoglio nella gestione della quarta linea metropolitana romana.
L'esercizio delle ferrovie regionali rimanenti, escluse dal rimpasto comunale, così come delle Fr di Trenitalia, passerebbero direttamente sotto il controllo di probabile futura holding ferroviaria a controllo della Regione lazio, che potrebbe così mettere a gara le singole reti dando così corso alle direttive previste per il trasporto pubblico.
Uno scenario che vedrebbe una grandissima rivoluzione nel trasporto pubblico romano, nuovi scenari che porterebbero la Capitale maggiormente in Europa, con un'unica e sola azienda operante sulla mobilità cittadina, più forte e realmente capace di trovare le soluzioni ad un sistema sull'orlo di una crisi per la quale l'unica soluzione sarebbe appunto una ripartenza da zero.
Un'impegno difficile, che deve sfuggire ai controlli e ai sottili giochi politici per seguire le reali esigenze dei cittadini, quotidiani utilizzatori di autobus, filobus, tram, metropolitane e ferrovie.

IPM - IlPendolareMagazine © www.ilpendolare.it



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