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Turismo - Campania
Il museo ferroviario di Pietrarsa
Esemplari di Littorine degli anni 30 esposte nel padiglione C di Pietrarsa
Esemplari di Littorine degli anni 30 esposte nel padiglione C di Pietrarsa
Maglio costruito nel 1914
Maglio costruito nel 1914
La storica locomotiva Bayar
La storica locomotiva Bayar
Le locomotive a vapore esposte all'interno del padiglione A
Le locomotive a vapore esposte all'interno del padiglione A
Veduta esterna del museo di Pietrarsa
Veduta esterna del museo di Pietrarsa
(IPM) - 12/02/2008 - 

Ha riaperto al pubblico lo scorso 19 dicembre, dopo una chiusura di alcuni anni dovuta a lavori di ammodernamento, il Museo Ferroviario Nazionale di Pietrarsa (NA), luogo simbolo della storia delle ferrovie e del Paese. La riapertura è stata possibile grazie all’impegno tangibile del Gruppo FS nel preservare la memoria storica dell’azienda ed il fattivo interesse del Sindaco di Portici, Vincenzo Cuomo, particolarmente attento alle sorti dell’esposizione che sorge in quelle che un tempo furono le officine del “Reale Opificio Meccanico e Pirotecnico” costruite nel 1840 per volere di Ferdinando II di Borbone con l’obbiettivo di affermare lo sviluppo industriale del Regno delle Due Sicilie.
Qui nel 1845 furono costruite le prime sette locomotive Pietrarsa, Corsi, Robertson, Vesuvio, Maria Teresa, Etna e Partenope. Nel 1853, 13 anni dopo la sua fondazione, è il primo nucleo industriale d’Italia con una superficie di 33.600 metri quadrati, eguagliando nel primato le Officine Ansaldo di Sampierdarena. E’ all’apice del suo sviluppo e della sua capacità produttiva, con una forza lavoro di oltre 700 operai.
Alla fine degli anni Trenta, consegue anche il primato, fra tutti gli impianti simili in Italia, del minor tempo (30 giorni solari) fra l’entrata e l’uscita di una locomotiva in riparazione.
Con la fine della Seconda Guerra mondiale inizia il declino del Polo industriale di Pietrarsa, a causa dell’avanzare della trazione elettrica e di quella diesel. Le locomotive a vapore, di anno in anno, diventano sempre meno numerose e utilizzate esclusivamente per il trasporto merci e per i servizi sussidiari.
L’ultima vaporiera a lasciare le storiche officine è la GR 640.088, il 2 dicembre 1975 e ne segna la chiusura
Quasi centosettant’anni di storia ferroviaria rivivono nel Museo di Pietrarsa. Una sede espositiva unica nel panorama nazionale, per la singolarità e ricchezza dei contenuti in mostra, ma anche per l’assoluta affinità tra le sue architetture e la storia in essa raccontata. Caratteristiche che lo proiettano di diritto nel circuito dei principali musei d’Europa.  Il polo museale, realizzato all’interno delle ex Officine, venne inaugurato nel 1989 in occasione dei 150 anni delle ferrovie italiane  e si estende su un’area di 36mila metri quadrati (14mila coperti) Il Museo si articola in padiglioni e settori, dove si trovano esposti i mezzi che hanno fatto la storia delle ferrovia italiane. 
La riapertura del museo, avvenuta a soli tre giorni dall’inizio del “count-down” per il completamento della linea Alta Velocità/Alta Capacità Milano - Bologna, crea un ponte ideale fra il passato ed il futuro delle ferrovie italiane.
 

Padiglione A - Ex Reparto Montaggio
 
Il padiglione ex montaggio è senz’altro il più ricco di rotabili storici. Vi è esposta la riproduzione del 1939 della Bayard, la storica locomotiva che il 3 ottobre del 1839 inaugurò la storia ferroviaria italiana portando Ferdinando II di Borbone e la famiglia reale da Napoli a Portici. Insieme alla Bayard è esposta la riproduzione dell’intero treno, composto da un bagagliaio, una carrozza di prima classe e due di terza.
Lungo la parete di fondo, troviamo: la 290.319 con tender a tre assi,facente parte di un gruppo di 338 unità,costruite tra il 1899 ed il 1913. La 290.319 è stata prima locomotiva ad entrare nel Museo. Segue la locotender MMO n. 22, già appartenuta alla ferrovia in concessione Monza - Molteno - Oggiono. Quando nel 1954 la linea venne riscattata dalle FS questa locomotiva, costruita nel 1896, venne inserita nel parco rotabili FS e classificata 850.022 ; la locotender 851, inizialmente utilizzata per treni leggeri, ma anche per manovra; la possente 477.011 con tender a tre assi, a due cilindri, dalle linee ben diverse da quelle delle altre vaporiere in quanto una macchina proveniente dalle kkSTB, le ferrovie austroungariche, ceduta all’Italia nel 1920 come riparazione dei danni di guerra.
Seguono altre tre locotender: la 910.001 realizzata dalla Ansaldo di Genova per poter trainare i treni sulla difficile ed impegnativa linea dei peloritani, tra Palermo e Messina; la 835.001, locomotiva impiegata principalmente nei servizi di manovra e smistamento negli scali (ma veniva anche impiegata in brevi servizi di linea) e denominata dai ferrovieri "Cirilla". Il nomignolo deriva dal fatto che come macchina era un pò come una domestica tuttofare. Di tale macchina ne furono costruiti ben 370 esemplari; e la 899.006 di costruzione austriaca
Quindi c’è la 640.088, macchina dotata di carrello italiano, adibita a treni veloci, molto simile alla 625.030, anch’essa esposta, che aveva una velocità più ridotta per cui era utilizzata soltanto su linee secondarie con treni accelerati.
Sono esposte due locomotive impiegate sulle linee a cremagliera, la 980.002, impegnata sulla linea Saline - Volterra e la R370.023, quest’ultima prestò servizio in Sicilia, sulla linea a scartamento ridotto Dittaino - Leonforte - Piazza Armerina - Caltagirone.
Sempre nello stesso padiglione troviamo esposte due locomotive a vapore per treni viaggiatori veloci: la 680.037, macchina a doppia espansione a quattro cilindri e la 685.068, vaporiera strettamente imparentata alla precedente. La locotender 905.032, utilizzata per treni leggeri o per locomotiva di spinta e la 740.115, una delle macchine che trasportò a Roma il Milite Ignoto, chiudono la sequenza del primo lato.
Dalla parte opposta si trova una 480 (480.017), con tender a carrelli, dotata di cinque assi motori, adatta per linee a forte pendenza, la 735.128,di costruzione americana, la locotender 896.030, adatta a manovre pesanti in grandi scali, la 940.033, tipica locomotiva da montagna, utilizzata sulle linee transappenniniche. Chiude l’esposizione delle vaporiere la 741.137, derivata dalla trasformazione di una 740.
Sono esposti, inoltre, i locomotori in corrente alternata trifase (3,6 Kv 16,7 Hz), protagonisti delle prime elettrificazioni nel nord italia. Il primo è la E551.001, cui fanno seguito la E333.026, a tre assi motori, la E.432.001, bella macchina per treni viaggiatori e la E440.3 proveniente dalla Ferrovia Alta Valtellina Sondrio - Tirano
 
Padiglioni B e C - Ex Reparto Caldareria e Forni
 
Nel corpo di fabbrica dei padiglioni B e C, che in origine ospitava le caldarerie e i forni, sono esposte carrozze e automotrici.
Un esemplare importante è la carrozza 10 del Treno presidenziale, costruita dalla Fiat nel 1928 per il Treno reale. Notevole è il salone da pranzo con un tavolo in mogano lungo otto metri e con ventisei posti a sedere: il soffitto è intarsiato con lamine d’oro e medaglioni con gli stemmi delle quattro repubbliche marinare.
Nel padiglione C sono in mostra altre cinque carrozze, di cui una mista di terza classe e bagagliaio (CDiy 67.446) del 1933, un’antica carrozza postale a tre assi del 1908 (Uy 2007), la Vly 800.087,carrozza di servizio costruita nel 1898 e trasformata nel 1925 per essere utilizzata per le corse di prova delle locomotive appena riparate a Pietrarsa, una vettura per il trasporto di detenuti costruita nel 1911 ed una carrozza tipo “centoporte”, con posti di prima e seconda classe ABz 68.546 costruita nel 1936.
Seguono quattro “littorine” così chiamate perché entrate in servizio negli anni trenta in coincidenza con la nascita della città di Littoria, oggi Latina. Si notano: la ALn 772.3375, la ALn 556.2312 di costruzione Breda,la ALn 556.1202, di costruzione Fiat, la rimorchiata Ln 55.104, derivata dalla trasformazione,avvenuta nel 1954 della ALb 48.105, automotrice alimentata a benzina, ed infine la Aln 880.2018.
Inoltre, sono esposte tre automotrici elettriche: la E 623.106, ex E 106 a terza rotaia, un locomotore a quattro assi della Ferrovia Casalecchio - Vignola (L 903 ex E 400.001), già appartenente al gruppo E.400 delle FS che prestò servizio sulla linea Aosta - Prè St. Didier e la ALe 792.004
Nel padiglione B, sono esposti tre locomotori: la E.428.209, facente parte del gruppo E428, un tempo utilizzato per treni direttissimi pesanti, presente su tutte le linee più importanti della rete nazionale; la E.326.004, costruita in pochi esemplari, primo tentativo di locomotiva per treni veloci, che ha concluso la sua carriera al deposito Locomotive di Bologna; la E 626.005 locomotiva tuttofare utilizzata fino a pochi anni fa su tutta la rete sia per il servizio merci che per treni passeggeri.
 
Padiglioni D, E e F
 
In origine i padiglioni ospitavano le fucine, il centro molle e i locali per la riparazione dei tubi bollitori. Il nucleo a due piani verso la statua di Ferdinando II era invece utilizzato come deposito.
 
Padiglione D - settore delle locomotive diesel
 
In questo ambiente sono esposte cinque locomotive diesel. La prima è la D342.4011, di costruzione Ansaldo/Breda e trasmissione idraulica, che contribuì all’eliminazione della trazione a vapore su alcune linee. In seguito si preferì adottare la trasmissione elettrica, più versatile ed affidabile, ben rappresentata a Pietrarsa dalla locomotiva D341.1016
Seguono tre locomotive da manovra: la 235.3005,  tipica macchina diesel per lo spostamento di rotabili in tutti i tipi di scali, la 207.020, soprannominata “sogliola”, perché ridotta a una semplice sottile cabina poggiata su quattro ruotini, utilizzata in piccoli scali e stazioni per spostare qualche carro ed il 215.006, per manovre brevi e leggere.
 
Padiglione E - settore delle navi traghetto
 
In questo piccolo ambiente sono esposti numerosi oggetti e macchinari provenienti da navi traghetto demolite. Tra gli altri, cinque modelli di traghetti della flotta FS.
 
Padiglione F - settore utensili delle officine
 
Nel padiglione sono conservati alcuni colossali macchinari e utensili delle officine: una calandra, che serviva a piegare le robuste lamiere in ferro, l’alesatrice con la quale si praticavano i fori alle bielle delle locomotive, e due grandiosi magli, un tempo alimentati a vapore e successivamente ad aria compressa.
 
Padiglione G
 
Costruito nel 1840, ospitava le tornerie e costituisce il nucleo più antico delle officine. L’ edificio detto “La Cattedrale” è caratterizzato dalla grandiosità degli archi a sesto acuto che conferiscono all’immobile un aspetto maestoso.
All’interno sono esposti numerosi modelli di rotabili fra i quali quello della Bayard, del locomotore E.432, a corrente alternata trifase, il cui prototipo fu costruito nel 1928 dalla Breda in 40 unità, dell’E.428, a corrente continua 3000 V, dotato di otto motori e con velocità massima di 130 km/h, dell’elettromotrice ALe 880, il cui prototipo fu costruito nel 1937, caratterizzato dal profilo aerodinamico della cabina anteriore e dotato, sull’altra estremità, di porta intercomunicante a soffietto per consentire il passaggio dei viaggiatori tra le carrozze.
Notevoli sono il modello dell’automotrice ALn 668, con motori a nafta, con 68 posti a sedere di cui 8 in prima classe e quello della D.443, il cui prototipo fu costruito nel 1966 per essere impiegato sulle linee non elettrificate in sostituzione delle ormai vecchie locomotive a vapore.
In rappresentanza della trazione diesel da manovra è esposto il modello del locomotore D.245, diesel-idraulico, adibito alle manovre negli scali in sostituzione delle più antiche locotender.
Esposti anche numerosi plastici,tra cui il famoso plastico detto “trecentotreni” un tempo esposto alla Stazione Termini di Roma. Tale plastico, lungo 18 metri e largo più di 2 metri, è stato realizzato a mano in oltre quindici anni di lavoro dall’ex ferroviere Otello Brunetti. Sempre nello stesso padiglione sono esposti  vari attrezzi ferroviari. Da notare le antiche rotaie a doppio fungo, poggiate su dadi di pietra lavica che erano utilizzati sulle antiche linee ferroviarie prima delle più moderne traversine.
 
Guide d’eccezione nella giornata che ha visto la riapertura del Museo, il presidente e l’amministratore delegato del Gruppo Ferrovie dello Stato, Innocenzo Cipolletta e Mauro Moretti.
Nel corso della conferenza stampa il presidente Cipolletta ha voluto ringraziare tutte le persone che hanno dedicato la loro vita lavorativa all’azienda ferroviaria. “Le FS hanno rappresentato uno dei simboli dell’unità del paese, e, attualmente, sono impegnate nel conservare la loro memoria storica. Un impegno gravoso che richiede investimenti. Pietrarsa - ha proseguito Cipolletta - è uno dei luoghi simbolo della storia delle FS, dove il futuro, rappresentato dal prossimo completamento della linea AV Milano - Bologna - Firenze - Roma - Napoli - Salerno, si ricongiunge al passato, rappresentato dalla Bayard, prima locomotiva a circolare in Italia, e al sito stesso del Museo, che dal 1843 al 1975 venne adibito ad officina ferroviaria”.
Per il presidente della Provincia di Napoli, Riccardo di Palma, Pietrarsa è “il Museo delle FS, che deve diventare un polo di attrazione dal punto di vista museale, ed un punto di riferimento per l’intera Provincia di Napoli, simbolo della trasformazione della zona industriale, affinché, in futuro, sia il turismo ad essere il nuovo volano dell’economia campana”.
“Il Museo è una testimonianza tangibile della storia delle Ferrovie a Napoli, un lungo percorso di sviluppo del trasporto a Napoli, dalla prima ferrovia, Napoli - Portici, fino all’apertura della ferrovia Cumana e del passante ferroviario fino ad arrivare all’apertura della prima linea ad Alta Velocità da Napoli a Roma” ha dichiarato Ennio Cascetta, assessore ai Trasporti della Regione Campania. “Con 7000 Km di autostrade e quasi 2000 Km di ferrovie chiuse negli ultimi cinquanta anni, l’Italia paga una politica troppo sbilanciata a favore della gomma. La TAV è la scommessa per il futuro ed il primo concreto segnale di un’inversione di tendenza. In Campania - ha proseguito Cascetta - si sono stanziati 8 miliardi di Euro per la “cura del ferro”, di cui 2 sono stati già stati spesi finora, mentre sono in corso lavori per un importo complessivo di 3 miliardi. Nel 2010 la Campania sarà il territorio italiano a più alta concentrazione ferroviaria. Tramite la ferrovia, asse portante della mobilità campana, passerà la riqualificazione del territorio”
Per Valeria Valente, assessore al Turismo e Grandi Eventi del Comune di Napoli “La città di Napoli ha una vocazione turistica, ed il Comune, negli ultimi anni, sta investendo nel turismo. La ferrovia permetterà alla città di Napoli di raccogliere tutte le future sfide e di sviluppare ulteriormente il turismo”  
“Le Ferrovie dello Stato sono impegnate in un percorso di sviluppo tecnico, guardando alla storia, che ne è la radice, proiettandosi però verso il futuro,coniugando la storia con il futuro - ha infine concluso Mauro Moretti - Pietrarsa rappresenta anche un mezzo per diffondere l’immagine delle FS, simbolo del processo di cambiamento”
Il museo è aperto dal Lunedì al Venerdì,dalle 8.30 alle 13.30 con ingresso gratuito. Per raggiungere il museo si può prendere il treno fino alla fermata di Pietrarsa - S.Giorgio a Cremano, posta sulla linea Napoli - Torre Annunziata - Salerno.
Per informazioni telefonare al numero 081/472003.
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